Shinrin-Yoku

Categoria principale: Blog
Visite: 362

Per il Buddhismo la natura è impermanente ed evanescente, non è sostanziale né oggettiva.

 

Il Buddhismo, infatti, concepisce il divenire come illusorietà. Il mondo quale noi lo vediamo altro non è che un miraggio, illusione (maya) o inganno della coscienza (chitta maya).

Persino nascere o morire sono illusioni. Il Buddhismo propone all’uomo un cammino fondato sulla meditazione, la contemplazione e l’ascesi, capace di condurre al Nirvana, la fine dell’illusione e la piena libertà da esse (la parola nirvana significa letteralmente estinzione e fa riferimento allo svanire di tutte le apparizioni illusorie, giacché l’uomo una volta liberato non ha più bisogno di proiettare se stesso nel divenire e può esistere nella libertà del nirvana).

L’osservazione empirica della natura porta spontaneamente a queste conclusioni. La caratteristica di impermanenza, infatti, è evidente in essa. Tutte le immagini in natura sono incessantemente cangianti e non possono essere afferrate. Il filosofo greco Eraclito per definire questa condizione ha fatto ricordo alla seguente metafora:

«Non si può discendere due volte ne medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va».— Eraclito

Dunque tutto è immagine e tutte le immagini svaniscono prima che le si possano afferrare. Poiché in natura niente viene sprecato, ma tutto ciò che svanisce diviene qualche altra cosa. Si può dire pertanto che la natura è la manifestazione della capacità di darsi. La natura è, dunque, la manifestazione dell’amore.

La bellezza in natura è la forma sotto cui l’amore si rende visibile. Ecco che la contemplazione di essa svela i segreti della bellezza e dell’amore.

Nel Buddhismo non esiste il concetto di tempo lineare: il tempo è circolare. E tale è in natura, dove le stagioni si susseguono ciclicamente senza mai un inizio e una fine precisa. Il mito della creazione non riguarda il Buddhismo. Ne Buddhismo tu, io, ogni aspetto della natura è eternamente non nato, mai creato, mai reale, mai irreale. Semplicemente appare, svanisce e riappare, mai uguale a se stesso, eppure dotato di un ricordo di sé, una memoria che è consapevolezza.

Il divenire, la ruote del Saṃsāra, il ciclo delle rinascite, vite, morti e rinascite, è una grande immagine che si manifesta per consentire alla consapevolezza di incontrare l’amore e il sacro, che è l’esperienza del darsi.

Darsi è la chiave del Nirvana, della liberazione finale. Si oppongono al darsi gli attaccamenti e le paure umane.

L’estetica Giapponese è un’esperienza di scioglimento degli attaccamenti e di superamento delle paure, essa nasce dall’osservazione della natura che di tale esperienza è maestra.

Lo Shinrin-Yoku è connesso all’estetica giapponese come già affermato, al Buddhismo e allo Zen. Esso è una via verso la felicità che prende la natura come maestra. L’uomo connesso alla natura non è solo più sano, ma è più spirituale, meno manipolabile e condizionabile.

Chi pratica Yoga, sviluppa la percezione sensoriale, e questo ormai è un dato di fatto. Praticare yoga in natura vuol dire entrare in comunione diretta con essa. Avviene un vero e proprio scambio d’amore perché come già detto, la natura è la manifestazione della capacità di donarsi. Il praticante di yoga riceve questi doni dalla natura ed essendo anch’egli un essere predisposto al donarsi, restituisce amore e gratitudine alla natura che lo circonda attraverso l’energia che muove durante la pratica dello yoga.