Il pensiero del cuore

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In occidente, partendo da pensatori come Henry Corbin, James Hillman, C.G. Jung, ha preso avvio la filosofia e la psicologia immaginale che oggi rappresenta un ponte tra Oriente e Occidente, suggerendo nei giusti modi a chi ha una tradizione occidentale la visione dell’impermanenza e dell’illusorietà del divenire.

Per Henry Corbin viviamo in un mundus imaginalis o mundus archetypus, dove ogni apparizione è simbolo del nostro cammino verso il risveglio e la libertà. Questa visione è, al di là di Oriente e Occidente, profondamente presente nel nostro DNA, rispecchia il sentire dei popoli animisti e il nostro passato ancestrale. Il senso del materialismo e dell’oggettività delle cose si è formato in tempi recenti nell’uomo, con lo svilupparsi della civiltà attuale, la quale, come disse il poeta Ungaretti, “è un atto di prepotenza umana sulla natura, un atto contro natura”.

 

La credenza nell’oggettività è espressione di una volontà di controllo e di potere da parte dell’uomo sulla natura. Ciò che è oggettivo e sostanziale è anche misurabile, prevedibile, governabile. Ciò che incessantemente appare e svanisce non è afferrabile, richiede la capacità di percepire l’invisibile, di attraversare la Grande Soglia consapevolmente e di fare ritorno.

L’oggettivismo è divenuto imperante nella nostra cultura dopo la rivoluzione scientifica.

La parola scienza deriva dal latino scientia che significa “conoscenza”. Prima della rivoluzione scientifica, scienza e filosofia erano sempre unite in un medesimo percorso di sapere. Nell’antica Grecia il termine corrispondente all’uso attuale della parola scienza era episteme, che indicava un sapere al di là del dubbio, e a tale sapere era conferito un valore sacro che consentiva di arrivare alla saggezza. Con l’illuminismo e il positivismo, la scienza ha perduto il carattere sacro, passando a indicare tutte quelle discipline che portano all’enunciazione di concetti o principi che sono verificabili a mezzo di procedimenti o esperimenti empirici. Ma la scienza non può prescindere dal sentimento del sacro che comporta una conoscenza più ampia rispetto alla mera conoscenza tecnica e ha una visione più grande di quella a cui si può arrivare con la mente critica comune: una visione sovramentale, un pensiero de cuore.

In tempi più recenti, la rivoluzione industriale ha reso necessario l’oggettivismo e il materialismo. La sola ricerca che riceve finanziamenti è la ricerca che si basa sui dati oggettivi perché porta alla capacità di sfornare teorie e prodotti che sono ripetibili su scala industriale e quindi sono funzionali al mercato, sono commercializzabili.

Chi, seguendo l’esempio dei mistici, ha un atteggiamento spirituale e vuole camminare, per dirla come Milarepa, “sul fermo suolo della non-oggettività delle cose” è relegato ai margini del sistema, non è utile allo sviluppo dell’economia.

Il fatto è che l’economia che si fonda sulla conoscenza tecnica e sul dato oggettivo è arrivata a un punto di crisi che lascia intravedere scenari disastrosi. Dobbiamo cambiare visione per essere capaci di produrre nuovi paradigmi di economia basati sulla collaborazione con la natura, anziché sul suo sfruttamento. Dobbiamo ricominciare dal contatto con la natura, dalla contemplazione della natura che è in noi per essere ispirati.

Lo Yoga nel bosco, immergersi nel bosco (Shinrin-Yoku) non solo ha basi scientifiche, ma favorisce la diffusione di un concetto di scienza intesa come episteme, ovvero conoscenza certa, incontrovertibile, diversa dalla semplice opinione del singolo, comprovabile, ma acquisibile attraverso l’intuizione (noesis) piuttosto che il ragionamento (diànoia). In altre parole lo Yoga nel bosco concilia scienza e spiritualità in un’unica esperienza di elevazione a mezzo della natura.

L’esperienza del bagno nella natura non è riproducibile su scala industriale: è affidata alla intuizione e alla soggettività, eppure i suoi benefici sono dimostrabili.

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